Raffaele Pierini, rossazzurro nel 1949/51

Raffaele Pierini, rossazzurro nel 1949/51

A pochi giorni dalla scomparsa di Giovanni Bertini, si registra un altro evento luttuoso nel mondo rossazzurro. È venuto a mancare alla veneranda età di 96 anni (compiuti appena pochi giorni fa) Raffaele Pierini, che indossò la casacca rossazzurra nei due tornei di B 1949-50 e 1950-51.

Brindisino doc, nato il 2 dicembre del 1923, cominciò a dare i primi calci al pallone in Serie C con la squadra della sua città. Ruolo attaccante, nelle prime stagioni con i biancazzurri nonostante le numerose presenze fatica a mettere il pallone in rete, e ogni anno i suoi gol si contano sulle dita di una mano. Nel 1945-46 il Brindisi è promosso in B, e il nostro conta 9 presenze e 5 reti, una buona media malgrado lo scarso impiego.

Dopo 2 stagioni nei cadetti dove segna 7 gol, al termine della stagione 1947-48 il Brindisi ritorna in C, ed è la scossa che sveglia Don Raffaè; nel campionato seguente Pierini esplode definitivamente in tutta la sua forza. Ventidue reti in 34 partite sono un ruolino invidiabile per qualsiasi bomber. Il 10 ottobre 1948 il Brindisi annichilisce il Catania battendolo 3 a 2 con una doppietta di Pierini.

A fine torneo la squadra pugliese non andrà oltre una semplice salvezza, mentre il Catania approda in B dopo la lunga querelle con l’Avellino. Gli etnei per affrontare il campionato cadetto si ricordano di questo baldo giovanotto che ha fatto faville nel torneo precedente, vestendolo di rossazzurro. Il campionato di B 1949-50 è un campionato di assestamento. Oltre a Pierini arrivano Serafino Romani, altro ottimo elemento offensivo, e i deludenti Peruzzo e Suozzi. Il refrain del torneo vede la squadra dell’elefante perlopiù vincere in casa e perdere in trasferta. La gestione tecnica passa prima da Magnozzi, e poi dall’ungherese Stanislao Klein. L’attacco regge sui gol di Romani, Porcelli e appunto Pierini, quest’ultimo marcatore di 6 reti, decisiva quella segnata il giorno di Natale del 1949 al Cibali che porta in vantaggio i rossazzurri sull’Udinese prima del pareggio definitivo dei friulani.

Catania 1949-50

Raffaele Pierini resta rossazzurro anche per il torneo 1950-51, ma il tecnico Lajos Politzer (altro ungherese), al quale vengono messi a disposizione Francesco Randon arrivato dall’Atalanta e l’italo-tedesco Guido Klein dalla Torrese, fatica a trovargli posto: 5 presenze il computo finale per il Pierini, che fanno capire al nostro che è giunto il momento di cambiare aria.

Insieme a Usberti e Garavoglia, viene dirottato dalla società etnea ai vicini granata di Acireale. In IV Serie Pierini ritorna in forma smagliante e insieme a Garavoglia forma un attacco atomico. 17 reti il primo, 10 il secondo valgono il terzo posto all’Acireale a quota 35, distante sole due lunghezze dal primo posto occupato dall’Igea Virtus a quota 37. Pierini ritorna a casa per il campionato 1952-53: è sempre IV Serie con il Brindisi; 21 presenze e 5 reti.

Raffaele però non resiste alle sirene che gli cantano dalla Sicilia e decide di tornare nell’isola. Il Gela neopromosso in IV Serie ha bisogno di una pedina di esperienza nel suo scacchiere d’attacco. La squadra costruita per un campionato di vertice delude appieno le attese e complice la scarsa preparazione atletica e la sterilità offensiva, retrocede subito in Promozione Sicula. Peggiore attacco del torneo con sole 22 reti, 3 delle quali messe a segno dall’attaccante brindisino. Ancora un anno coi gelesi nel quale insieme ai vari Guascone, Lorenzetto e Stancanelli compone un attacco formidabile: 50 reti, come la capolista Caltagirone, e una sola in meno della Leonzio, che con 51 gol detiene il migliore attacco del torneo.

Dopo un campionato col Bagheria, fa di nuovo ritorno a Gela nel Terranova, ritornato a disputare il campionato di Promozione dopo il fallimento del 1955, che lo ha costretto a ripartire dalla Prima Divisione Siciliana. Insieme al vecchio compagno rossazzurro Carletto Molon, trascina la squadra ad una buona salvezza, seppure il nostro ormai raggiunta la soglia dei 34 anni, viene retrocesso a centrocampista dall’allenatore Giancarlo Castelli: 26 presenze e 1 rete il contributo alla causa gelese.

Chiude definitivamente col calcio giocato a 36 anni con la casacca che ha cucita nel cuore, quella della squadra della sua terra natìa. Rimane comunque nel mondo della pedata, intraprendendo la carriera di allenatore per diversi anni.

Oggi, 8 dicembre 2019, se n’è andato un pezzo di storia non solo rossazzurra, ma di chi ama il calcio dei tempi che furono, e del quale Don Raffaè a suo modo è stato un piccolo protagonista.

 

 

Sergio Capizzi

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.