Catania-Cagliari 1988: storia di un calcio di rigore (anzi due)

Catania-Cagliari 1988: storia di un calcio di rigore (anzi due)

Domenica 4 dicembre 1988, stadio Cibali, Catania contro Cagliari. Questa è la storia di un calcio di rigore realizzato e di uno parato. E di come questi due eventi segnarono il destino dei tanti che si trovarono attori in quei frangenti.

Torniamo al Catania e alla Catania dell’epoca. Siamo alla fine del 1988: la città continua a essere preda di una faida mafiosa da cento morti l’anno. Si vive, però, un timido ottimismo: dopo anni di dominio amministrativo DC, sindaco da due mesi è Enzo Bianco, avvocato aidonese militante nelle fila della ormai leggendaria Lista Civica Laica Verde e con un passato nel PRI. Le elezioni del 2 giugno ’88 hanno portato alla successiva proclamazione del primo cittadino: infatti, non è ancora prevista l’elezione diretta dell’inquilino-capo di Palazzo degli Elefanti e l’operazione viene dunque svolta dai consiglieri neoeletti.

I catanesi hanno voglia di vivere e sentirsi importanti. E così, tra un nuovo record dell’aeroporto Fontanarossa e l’ennesimo trapianto di cuore eseguito con aritmetica precisione dall’equipe del professor Mauro Abate, l’orgoglio della “settima città d’Italia” torna alto.

La musica amplifica questo clima positivo con i successi discografici della rock band “made in Sicily” dei Denovo: catapultati nella categoria “campioni” al Festival di Sanremo 1988 col brano “Ma che idea”. Classificatisi fra gli ultimi posti, confermeranno la regola che vede gli ultimi sanremesi dominare poi la scena pop nazionale.

Ancora lontani in città i tempi della futura “movida”. I segnali portavano comunque verso quella direzione. Proprio alla fine di quel 1988, un martellante spot su una tv locale consigliava i catanesi a recarsi per i loro acquisti presso Vulcania, un grosso e moderno edificio sito in piazza Aldo Moro, pensato come insieme di negozi di medio alto livello siti su più piani. Una sorta di antesignano degli odierni centri commerciali che oggi sono situati però fuori città. Lo spot dl’epoca invitava a preferire Vulcania alla “confusione e scarsa qualità di altri luoghi”.

E il Catania? La rosa ’88/89, more solito, è stata costruita “per salire” in B. Bruno Pace, confermato in panchina, è stato accontentato: la presidenza Attaguile gli ha regalato Nicola D’Ottavio, attaccante-talismano strappato a peso d’oro alla Casertana.

I rossazzurri esordiscono bene in campionato: 0-0 allo “Zaccheria” di Foggia contro la corazzata di Pino Caramanno. Beppe Scienza, anzi, con un’arrogante rovesciata coglie in pieno la traversa che trema letteralmente sotto gli occhi del portiere rossonero Mancini fuori dai pali.

Dura un attimo. Le cose precipitano subito: la squadra messa su dal d.g. messinese Carabellò non sta in piedi. Dopo 12 giornate “l’Elefante” è sprofondato al penultimo posto con soli 8 punti. Sotto c’è solo il Monopoli. L’attacco è in agonìa, appena 3 marcature. Zero nella casella segnature esterne. La difesa balla nei minuti finali dove tassativamente incassa sconfitte in serie: 4 consecutive costano la panchina a Bruno Pace.

A nulla è servito il malinconico ritorno novembrino di Ennio Mastalli che fa il suo esordio in occasione di Catania-Perugia 0-1. La sera prima, i tifosi vedono in tv una sua lunga intervista dove per l’ennesima volta riemergono i lancinanti ricordi dei “40 mila dell’Olimpico”.

Che fare? Chi scrive ha avuto – successivamente – la fortuna di intervistare l’allenatore che subentra a Pace in quel frangente, si sta parlando di Carmelo “Melo” Russo: «In quel periodo – mi rivela il trainer catanese – ero rientrato al Calcio Catania dopo tanti anni trascorsi nei campionati dilettanti. A Gela sono entrato nella storia portando la Juventina in C/2 a suon di record su record! Ma a me è sempre piaciuto lavorare coi giovani; per cui il Catania mi richiamò per affidarmi la “Primavera”. Le cose per la prima squadra si erano messe talmente male che la società immaginava una sicura retrocessione in C/2… Io avrei avuto il compito di mettere in campo i giovani del vivaio di allora».

Melo Russo quindi promosso capo-allenatore per la prima volta! A tal proposito l’allenatore precisa: «Scrissero che io “esordivo” come allenatore del Catania! Falso! Io sono stato tanti anni nel Catania. E spesso Massimino mi chiamava per sostituire il tecnico titolare quando questo era indisponibile o anche quando per vari motivi la panchina era vacante. Mi è capitato di dirigere il Catania in gare e trasferte importanti negli anni ’70! E quando c’ero io facevamo sempre risultato!».

Un macigno da scalare: all’esordio Melo Russo quella domenica 4 dicembre ’88 becca il Cagliari di Claudio Ranieri. Il Catania non segna da più di cinque gare. Il giovedì prima della gara, un prete benedice il Cibali, che secondo i bene informati è vittima di un incantesimo da malocchio.

È un dicembre freddissimo in città. Anche piovoso. Il fondocampo del Cibali è un misto di lattuga e nutella. Pessimo. La domenica è soleggiata, per fortuna. Russo fa scelte clamorose: dal primo minuto Mastalli, Borghi, Marini e D’Ottavio. Scienza dietro e Tommaso Napoli in difesa. Modulo offensivo. Marco Onorati è squalificato. In porta fa il suo esordio Enrico Nieri, guardiapali pisano trentenne. Una delle pedine in esubero al Messina che Carabellò aveva imposto al Catania.

Il primo tempo è tutto di marca rossazzurra: Mario Ielpo deve stare in guardia. Sull’altro fronte, il protagonista è il numero 11 Guglielmo Coppola, ex avvelenatissimo. Scatenato sulla fascia sinistra, scalda subito i guantoni ad Enrico Nieri.

Ripresa: il Catania si abbassa e un po’ arranca. Il Cagliari di Cappioli, Pulga e Piovani fa paura. Nieri vola per salvare sul solito Coppola con la sua chioma al vento. Lo 0-0 potrebbe andar bene?

No: e la zona Cesarini è ancora protagonista. Ormai allo scadere, un braccio improvvido di Valentini blocca D’Ottavio in area: l’arbitro De Angelis di Civitavecchia indica il dischetto risvegliando lo stadio sopito.

Sempre chi scrive, anni dopo avrebbe conversato con Nicola D’Ottavio su questo episodio: «Il rigore col Cagliari! Mi tremavano le gambe… – ricorda il bomber molisano – avevo giocato tanti anni in B ma quel momento sentivo il mondo addosso. Calciai di destro, la piazzai all’angolino. Avevo Mario Ielpo di fronte! Fu una liberazione quel gol!».

Catania 1 Cagliari 0. Finita? Capovolgimento di fronte, 91°. Romolo Rossi aggancia scompostamente Coppola in area: rigore per il Cagliari. Ineccepibile. Ma tu arbitro lo concedi solo se hai un… oggetto di ferro al posto del cuore. Calcia Coppola, nel lato dove all’epoca c’era ancora la tribuna C e non l’attuale curva Nord. Nieri si distende alla sua sinistra e respinge miracolosamente. Il “vecchio” Catania ha vinto! Ci scappa qualche lacrimuccia in un finale dove Melo Russo è portato in trionfo con la sua strana tuta neroverde sfoggiata per l’occasione.

Destino. Era destino. Il Catania di Melo Russo, da quel momento, procede con passo sicuro. Aggiusta la classifica. Perde quasi mai. Pare avvicinarsi al pazzo sogno… e alla fine dà seguito alla promessa iniziale: far esordire tanti giovani oltre a quelli già in rosa come Max Tarantino e Dario Di Dio.

Docente, Montalbano, Ferrara, Smirni… questi i nomi dei giovanissimi deb rossazzurri di quel bel finale di stagione.

Ancora Melo Russo svela il “segreto” di quell’annata ’88/89 chiusa con grande orgoglio: «Mi ero reso conto che i ragazzi erano bloccati mentalmente; gente come Tesser, Marini, Polenta non potevano essersi imbrocchiti di colpo! Inventai un rito prepartita: prima del fischio d’inizio disponevo 11 bicchieri d’acqua su un tavolo dello spogliatoio. Scioglievo nei bicchierini una polverina… magica e dicevo loro: “È una pozione potente! Segreta, bevete e vincete!“. In realtà era roba banalissima, guaranà o simili. Ma sui calciatori aveva un effetto sbloccante…».

Il Cagliari, quel Cagliari, sarebbe andato in B e poi subito in A. Enrico Nieri sarà poi ceduto in sordina. Melo Russo verrà raffigurato come un fumettistico Superman dalle colonne di “Top Sprint”, brillante rivista sportiva locale diretta da Sergio Regalbuto. Altri anni, quelli. C’è spazio anche per queste iniziative editoriali: su “Top Sprint” Melo Russo viene spesso fotografato con una giacca di renna su cui nascono leggende circa il fatto che portasse fortuna. E per quello il tecnico non se ne separerà mai.