Quando “Luva” fermò il Pisa: storia di un pareggio e di un “picciriddu”

Quando “Luva” fermò il Pisa: storia di un pareggio e di un “picciriddu”

“C’è poco da star tranquilli, mister”. Se un qualsiasi addetto ai lavori avesse proferito tale pensiero al tecnico Renna a metà febbraio del 1985, questi lo avrebbe preso per pazzo o, come minimo, per jettatore.

In quell’inverno di metà anni Ottanta, l’ormai sfumata Serie A sembra un sogno che può tornare nuovamente. Smaltita la sbornia del massimo campionato in cui la squadra rossazzurra è stata perennemente il fanalino di coda, la società si è rituffata nel nuovo campionato con rinnovate ambizioni.

Durante l’estate la tifoseria ha chiesto la “testa” del vituperato presidente Massimino: Don Angelo inscena una delle più belle telenovele che appassiona gli amanti del calciomercato nel luglio 1984. Prima gli imprenditori Costanzo e Parasiliti in cordata, poi Giuseppe Consoli, tentano di estirpare il sodalizio dalle mani del suo proprietario. Massimino con molta furbizia si fa scudo col fratello Salvatore. Con un semplice “rimpastino societario”, il congiunto diventa presidente, e la fila di pretendenti si scioglie come un ghiacciolo sotto il sole. Calmatesi le acque, mette in condizioni il fratello di lasciare la squadra, osteggiandolo con manovre che volgono a escluderlo da ogni decisione sulla vita della compagine.

Il contentino per i tifosi è l’approdo di un direttore sportivo ad hoc, figura fino ad allora sconosciuta in seno alla dirigenza rossazzurra. Giacomo Bulgarelli, idolo della Bologna scudettata nel 1964, si rimbocca le maniche prendendo perfettamente in mano le redini della squadra. Così, lasciato fare il neo direttore sportivo in simbiosi con l’allenatore Antonio Renna, compagno di squadra dei tempi rossoblu, plasma una formazione abbastanza buona che a febbraio, alla ventiduesima giornata, occupa il sesto posto a quota 25 punti e distante soltanto tre lunghezze dalla zona promozione. Le “calende di marzo”, però, sono decisive per le sorti della stagione etnea e del suo diesse: “Me ne vado, non c’è dialogo con Massimino. Il suo modo di gestire la società non collima con le mie idee, quindi preferisco togliere il disturbo”.

Stilettate che colpiscono silenziosamente quelle di Giacomino, che si fa da parte. Senza Bulgarelli, il Catania perde tantissimo sopratutto in termini d’immagine: è un uomo che conosce bene il calcio e sa muoversi nell’ambiente, in più porta un po’ di notorietà e fama al blasone rossazzurro, cosa che a quanto si evince dà fastidio al presidente Massimino. Nel giro di poche gare la squadra passa dalla zona nobile della classifica, a quella polverosa.

E venne giugno. Riflettori puntati sulla Serie B, poiché la Serie A è già in archivio da qualche settimana: il massimo campionato ha visto il Verona di Bagnoli fregiarsi per la prima e unica volta del titolo di Campione d’Italia.

Il Catania intanto è giunto a tre giornate dal termine del campionato, con l’acqua alla gola. La squadra, a quota 32 punti, ha solo un punto di vantaggio sulla quartultima classificata. Il calendario è spietato per la formazione etnea: Pisa in trasferta, Bari al Cibali e per chiudere Cagliari in Sardegna. Le prime due sono in lotta per la promozione, i sardi devono ancora salvarsi. La truppa di mister Renna si reca all’Arena Garibaldi non certo con i favori del pronostico, anzi. Negli ultimi anni i rossazzurri, da quando persero la famosa sfida promozione del 1979, hanno sempre trovato disco rosso sul terreno pisano.

È il 2 giugno. La formazione nerazzurra allenata da Gigi Simoni, tecnico venuto a mancare proprio qualche giorno fa, scende in campo davanti ai propri tifosi decisa a chiudere definitivamente la pratica promozione. Gli etnei si schierano in tenuta da trasferta, maglia bianca con calzoncini blu. Prima di dare il via alle ostilità, il signor Coppetelli di Tivoli fa osservare un minuto di silenzio per le vittime dell’Heysel. Si è consumata infatti, appena quattro giorni addietro, una delle più brutte pagine della storia del calcio italiano durante la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool.

Parte subito bene il Catania che tenta la porta con Maurizio Giovanelli. Alla mezz’ora Pisa vicinissimo al gol: punizione battuta da Baldieri e lestissimo a colpire Berggreen, ma Marigo toglie dalla porta con un prodigioso tuffo verso il palo. Il Catania comunque non soffre il gap tecnico contro la capolista. Renna ha ben schierato i suoi uomini in campo, unica nota stonata della giornata è Pedrinho, impalpabile sia in fase di contenimento che in avanti.

Mastalli, ricevuta la palla da Luvanor, si fa largo arrivando face to face con Mannini, ma il tiro è parato dal portiere pisano. C’è tempo, prima del fischio di half time, per un atterramento di Coppola in area da parte del difensore Volpecina, sul quale il direttore di gara sorvola, e ancora tiri di Paolo Giovannelli e Berggreen che vedono Dario Marigo  costretto a compiere veri miracoli.

Riprende il gioco. Pisa intento a voler far sua la partita, Catania che ha disperato bisogno di punti, a maggior ragione in virtù dei risultati che arrivano dagli altri campi. Nei primi dieci minuti sono prima Coppola, imbeccato da Luvanor, a sfiorare l’incrocio dei pali, e poi Mastalli con un tiro alto, a tentare di scardinare il chiavistello della difesa nerazzurra. Pian piano il Pisa sale in cattedra e aumenta la pressione in avanti; i rossazzurri si difendono come possono affidandosi alle parate di Marigo. Una punizione di Caneo per Baldieri, pallone colpito in maniera angolatissima: vola Marigo con un balzo prodigioso e riesce a deviare sul palo. Il continuo assedio pisano non trova fortunati sviluppi fino al minuto 87. Punizione in favore dei toscani, per un fallo di Pellegrini su Berggreen: batte Paolo Giovannelli, Kieft di testa rimette indietro per il piazzatissimo Caneo, il cui tiro al volo deviato forse da Polenta, si fa varco tra i difensori rossazzurri, depositandosi alla destra del povero Marigo. Il presidente nerazzurro Anconetani leva le braccia al cielo più volte in segno di vittoria e il pubblico di casa lo segue nel tripudio di festa. Sembra ormai finita e mancano appena 3 minuti alla fine.

Pisa-Catania 1984-85 vantaggio Caneo (Guerin)
Il gol di Caneo e, in alto, la replica di Luvanor (fuori quadro), in due scatti tratti dal Guerin Sportivo

 

Animi surriscaldati, ed Ermini (subentrato ad un quarto d’ora dal termine a uno stanco Mastalli), che in maniera irruenta arriva addosso a Baldieri, è punito col cartellino giallo. Sulla relativa punizione battuta dai padroni di casa, il Catania riconquista palla con Longobardo che serve Luvanor; uno-due con palla definitivamente al brasiliano che si porta a spasso un avversario vanamente intenzionato a fermarlo, un secondo è dribblato con una pregevole finta, e prima che il terzo possa bloccarlo, fa partire col sinistro un micidiale diagonale da fuori area, che si insacca alle spalle del portiere Mannini.

C’è appena mezzo minuto di gioco e braccia alzate dall’arbitro che decreta la fine dell’incontro. Rabbia palpabile di Romeo Anconetani ai microfoni dei giornalisti in sala stampa, che sminuisce la partita disputata dagli avversari irritando il tecnico Renna che replica senza peli sulla lingua; più cauta e pacata l’analisi di Gigi Simoni che lamenta l’ingenuità dei suoi giocatori nel non aver saputo gestire il vantaggio, il tutto mentre fuori dall’impianto un manipolo di sostenitori nerazzurri che non promette nulla di buono, aspetta che i propri giocatori si presentino all’uscita.

Ad ogni modo il Pisa rinvia la matematica promozione solo di qualche settimana, mentre il Catania può sperare in un finale meno drammatico; i pareggi con Bari e Cagliari consentiranno alla formazione etnea infatti di raggiungere la salvezza in una stagione a dir poco grottesca per i colori rossazzurri.

Finisce qui il nostro racconto, anzi no.

C’è un “picciriddu” nel titolo. Durante le concitate fasi di gioco di questa sfida testacoda, a Catania, nell’ospedale Santo Bambino intorno alle ore sedici e venti come riportato da certificato di nascita, mamma Marisa dava alla luce il suo primogenito, per la gioia di papà Salvatore e dei parenti tutti. Un “picciriddu” che strada facendo ha imparato ad amare il calcio e sopratutto il Catania. Un picciriddu che oggi batte la tastiera per raccontarvi questa partita di trentacinque anni fa con il piacere di intrattenervi.

IL TABELLINO DELLA PARTITA

2 giugno 1985 – Pisa, stadio Arena Garibaldi
Pisa-Catania 1-1

Pisa: Mannini, Armenise, Volpecina, Masi, Chiti, Caneo, Berggreen, Mariani, Kieft, Giovannelli, Baldieri. All. Gigi Simoni
Catania: Marigo, Longobardo, Mosti, Giovanelli, Pedrinho, Polenta, Luvanor (90′ Caracciolo), Mastalli (75′ Ermini), Coppola, Maggiora, Pellegrini. All. Antonio Renna
Arbitro: Coppetelli di Tivoli
Reti: 87′ Caneo, 90′ Luvanor

 

 

Sergio Capizzi

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.