Roberto & Robertino: il campione ed il portierino finito nell’oblio

Roberto & Robertino: il campione ed il portierino finito nell’oblio

8 novembre 2018, Centro commerciale Porte di Catania: finalmente è accessibile al pubblico la Mostra sullo Sport Catanese; ne ero già al corrente da un paio di settimane quando alcuni amici, con a capo Alessandro Russo e Salvo Emanuele mi invitano a collaborare in maniera fattiva per la realizzazione e l’allestimento del padiglione ad essa dedicata, fornendo il mio contributo fotografico derivante dalla mia collezione di foto d’epoca e altro materiale sul Calcio Catania. Finalmente posso presenziare, non senza un pizzico di piaggeria, a questa splendida carrellata di immagini suggestive e ricche di soddisfazioni sportive, non solo in termini calcistici. Vengo pure intervistato da una nota emittente locale, in quanto collaboratore del progetto.

Mostra dello Sport Catanese
All’inaugurazione della Mostra dello Sport Catanese: Alessandro Russo, Sergio Capizzi, Roberto Sorrentino, Nino Leonardi ed il collezionista Angelo Cocuzza

 

Accantono adesso ogni digressione personale; tagliato il nastro e finite interviste e convenevoli di rito ci si prende tutti una pausa: collaboratori, addetti al Centro commerciale, ex giocatori ed anche il sottoscritto.

Ho finalmente l’occasione dopo tanto tempo di poter scambiare qualche chiacchiera face to face con Roberto Sorrentino, storico portiere del Catania Calcio tra il 1979 e il 1984, che è stato invitato a presenziare al taglio del nastro dai vertici del Centro commerciale, e che ho avuto modo di conoscere sommariamente qualche tempo prima su Facebook. “Io ho bisogno di un bel caffè e di fumare una sigaretta”, così ci incamminiamo entrambi con la moglie Rossella verso uno dei tanti bar.

“Vedi Sergio, portieri lo siamo in tanti, ma essere veri numero uno non è facile, lo siamo in pochi”; ebbene in quegli istanti queste parole le fisso come un dogma dettato da un padreterno dei pali, uno che ha visto scorrere parecchia “acqua sotto i ponti”, un signor portiere che ha avuto grandi soddisfazioni come il trionfo negli spareggi del 1983 in un Olimpico bardato completamente di rossazzurro, ma anche grandi amarezze come la disastrosa annata successiva in massima serie, fatta di sconfitte umilianti e talvolta terminate con punteggi tennistici.

Penso che probabilmente queste stesse parole le avrà rivolte al figlio Stefano che ne avrà sicuramente fatto tesoro durante i momenti difficili della sua carriera che lo hanno portato a mietere allori come se non più del padre. Ma ciò che come un moto istintivo dell’animo mi passa fra i pensieri come un foglio di carta fluttuante nell’aria, sono le decine e decine di portieri che dopo e forse anche prima di Roberto, hanno militato con scarso successo a difesa dei nostri pali.

Roberto Sorrentino
Roberto Sorrentino nel 1982/83

 

6 settembre 1981, stadio La Favorita, Palermo. Il Catania affronta il Palermo per l’ultimo turno di Coppa Italia; è ormai matematicamente tagliato fuori da ogni possibilità di passaggio al turno successivo, ma un derby è sempre un derby. Roberto (proprio lui) e Dal Poggetto (secondo portiere oggi stimato ortopedico) sono entrambi ko per infortunio, e tra i pali scende “ù carusu”, “il ragazzo” così sono solitamente chiamati coloro che si affacciano per gli esordi in prima squadra. Il ragazzo è Roberto Festa, che comunque vanta già qualche presenza in maglia rossazzurra; ha esordito nell’anno della promozione in B, giocando 12 minuti contro la Turris subentrando proprio al sommo Roberto Sorrentino. “Io c’ero” potrà raccontare ai nipoti oggi, rispolverando quella cavalcata trionfale in una squadra di bravi calciatori come Borghi, Piga, Casale e tanti amici catanesi come Chiavaro, Leonardi e Calanna. Prima di questa epica battaglia, aveva riassaporato il campo per un tempo sempre in Coppa, nella sfida contro il Cesena: correva il 46′ quando il baffuto titolare rossazzurro dovette fare spazio a Robertino, a causa di un infortunio. Il giovanotto limitò i danni e lo sforzo fu premiato col 6 nelle pagelle del quotidiano locale.

“Ci vuole carattere, sangue freddo… non devi farti prendere dall’emozione” afferma il mio interlocutore mentre sorseggia il suo caffè. Ma in quel pomeriggio di 37 anni or sono, non sarà stato facile catechizzare un ragazzino che per la prima volta ha l’onore di scendere in campo dal primo minuto, e l’onere al contempo, di farlo in terra ostile davanti ad un pubblico non suo. C’è da riscattare un 3-3 al Cibali che ad alcuni tifosi non è andato giù alcuni mesi addietro visto i contorni che ha assunto la sfida e i cosiddetti “torti arbitrali” perpetrati dal signor Paparesta nei confronti della squadra rossazzurra.

I rosanero attaccano con veemenza e determinazione, più volte i vari Vailati, Volpecina, De Stefanis e sopratutto Calloni (proprio lui lo sciagurato Egidio che in molti ricorderanno tra le fila del Milan sbagliare gol praticamente fatti) mettono più volte a dura prova i riflessi del giovane guardapali etneo. Quando il risultato sembra prendere le forme del classico punteggio a occhiali, l’inesperienza prende il sopravvento su agonismo, schemi e tatticismi vari. Il cronometro segna il minuto 73 quando Di Cicco passa a Rosolo Vailati, un tipo con baffi sottili e lunghi e folti capelli, che ricorda per certi versi Meroni o Zigoni, per citare alcuni tra quei giocatori scapestrati ma maledettamente bravi, figli di quella generazione anticonformista che si rispecchiava nei moti sessantottini. Rosolo (nomen omen… e dove potrebbe giocare uno che si chiama Rosolo se non tra le fila dei rosanero?!) spara un tiraccio dal limite, probabilmente poco convinto di andare seriamente in marcatura, ma più per volontà di tentare la conclusione e tirare il fiato per una manciata di secondi. Il pallone si infila in una barriera di giocatori, calciato abbastanza forte ma troppo centrale. “Meglio aspettare il pallone che arrivi più a mia portata e bloccarlo senza troppi patemi”, più o meno avrà pensato questo il nostro, che anziché tuffarsi in avanti per raccogliere la sfera, la attende tra i pali, ma disgraziatamente un ultimo inaspettato rimbalzo ne cambia la traiettoria, finendo alla destra del malcapitato portiere rossazzurro rimasto immobile in attesa di coglierla comodamente senza troppe sbavature e difficoltà.

Roberto Festa
Roberto Festa con Mosti alla fine dello sfortunato derby del 6 settembre 1981

 

Finisce il derby, finiscono i sogni, finiscono pure le speranze di rimanere in rossazzurro, poiché Festa viene ceduto appena qualche giorno dopo al Mascalucia per giocare con più continuità e trovare quell’esperienza che possa maturarlo. Il seguito della carriera è un peregrinare nelle categorie inferiori, con la testa sempre a quel capellone irridente e spocchioso che ancora oggi, a pensarci, probabilmente non gli farà dormire sonni tranquilli.

 

 

Sergio Capizzi

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.