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Picat Re, un uomo chiamato Matera

Con 52 reti è l’attaccante più prolifico nella storia del Matera. Basta questo dato a sintetizzare il passato calcistico di Giovanni (all’anagrafe Giovanni Bruno) Picat Re, classe 1947, che oggi nella giornata dell’Immacolata Concezione ha lasciato questa Terra per passare a miglior vita.

Nato a Caselle Torinese, Giovanni muove i primi passi nel Cenisia, storica società del centro di Torino, e poi passa presto al vivaio granata, senza però mai esordire in prima squadra. Il Toro, infatti, nel campionato 1967-68 decide di mandarlo a Canelli, in provincia di Asti, per farsi le ossa. Con la squadra locale centra subito la promozione in D, ed è così che il Matera, la squadra più importante della sua carriera, decide di farne uno dei suoi attaccanti principali per il campionato 1969-70. Con 33 presenze e 6 reti si mette in evidenza e “sale ancora un gradino” nella scala del calcio, passando nelle file del Livorno militante in Serie B. In quella squadra oltre a Giovanni, giocano gli ex rossazzurri Unere e Albrigi, oltre al difensore Martini, futuro campione d’Italia con la Lazio nel 1974.

Il team toscano si salva approdando al 14° posto finale, ma la stagione non è prodiga di soddisfazioni per i labronici: in Coppa Italia è proprio una rete di Giovanni, nel derby disputato a Pisa contro i nerazzurri, a dare ai livornesi il pass per i quarti di finale, dove sono poi sconfitti dal Milan.

Livorno 1970-71 Picat Re

Giovanni lascia ancora, e insieme a Unere si trasferisce a Novara, dove trova  l’ambiente che riesce ad esaltare le sue doti di marcatore: in porta Felice Pulici, altro futuro campione d’Italia coi biancocelesti, gli ex rossazzurri Grossetti, Carrera, Renato Zaccarelli, e l’inossidabile bandiera della squadra piemontese Ninì Udovicich. La squadra non va oltre il tredicesimo posto finale, ma Giovanni in coppia con Jacomuzzi, riesce a mettere a segno 9 reti, contro le 11 del compagno di reparto.

Il presidente rossazzurro Massimino gli mette gli occhi addosso. Nonostante un’estate tribolata dalle vicissitudini finanziarie che hanno bloccato in fase di mercato Catania e Palermo, ci pensa Marcoccio a fare da garante e con le sue doti oratorie presso gli uffici della Lega Calcio riesce a sbloccare una situazione di stallo molto compromettente per il mercato etneo. I dirigenti catanesi propongono al Novara l’attaccante Baisi e un conguaglio di una ventina di milioni, che inizialmente fanno storcere il naso al tecnico dei piemontesi Carlo Parola, ma successivamente accettata l’offerta, Picat Re può finalmente vestire il rossazzurro.

Picat Re, la moglie e Gianni Mineo al suo arrivo a Catania
Picat Re con la moglie ed il segretario rossazzurro Gianni Mineo al suo arrivo a Catania

 

Picat Re nel Catania 1972-73

“Picat Re in rossazzurro: un colpo da maestri”, titola il quotidiano La Sicilia. La trattativa conclusa proprio nell’ultimo giorno utile di calciomercato è stata snervante, con mister Di Bella che deve fare sfoggio di tutta la sua cazzimma per far recedere il presidente Tarantola dal proposito di tenere la punta piemontese. In realtà il “colpo da maestri” non sarà un vero affare. Picat Re sfrutta la sua potenza fisica e il colpo di testa, ma il gioco di Don Carmelo non ne esalta le doti di marcatore.

Due reti il primo anno (contro Varese e Reggiana), due il secondo (una a Parma, nella sfida pareggiata contro i ducali proprio in zona Cesarini col suo sigillo, e una ancora alla  Reggiana), e la retrocessione, tracciano una linea fallimentare su tutto il fronte, così da decidere di cambiare aria.

Picat Re Catania 1973La celebre foto con cui Rado, Picat Re, Francesconi e Ghedin danno il benvenuto al 1973

Insieme a Dante Lodrini passa al Messina allenato da Franco Scoglio, e quando il 2 marzo del 1975 i peloritani fermano il Catania in serie utile e proteso verso la promozione, i due ex dal dente avvelenato si lasciano andare a manifestazioni di gioia tipiche di calciatori che hanno appena vinto la Coppa dei Campioni.

Conclusa l’esperienza in riva allo Stretto, va in Salento a vestire ancora il giallorosso, stavolta quello della maglia del Lecce. Giovanni trova poco spazio però, e dopo 5 presenze in campionato decide bene di scendere ancora di categoria, e in Serie D riprende il discorso interrotto un lustro prima in terra lucana, ritornando a Matera nel novembre 1975.

Chi immagina che ormai la carriera sia inevitabilmente destinata ad inabissarsi nelle categorie inferiori si sbaglia. Picat Re diventa simbolo, bandiera e bomber della compagine lucana. Con 14 reti trascina subito la squadra in C, dove nei successivi tre anni diventa uno degli attaccanti più temibili del campionato.

Corre l’anno 1979 quando dà ancora un dispiacere ai nostri colori, allorché nel beffardo finale di campionato, la squadra rossazzurra sconfitta all’Arena Garibaldi dal Pisa, viene superata pure dal Matera che aveva sconfitto appena la settimana precedente con una rete di Frigerio.


Matera-Catania 2-2 del 1978-79. Il secondo gol lucano lo segna proprio il grande ex.

I materani riescono a conservare il vantaggio in condominio proprio col Pisa, centrando la storica promozione in B. Il ritorno tra i cadetti vede il nostro attaccante ormai logoro. Segna una sola rete nell’1-1 contro il Verona, pareggiando l’iniziale vantaggio di Nicola D’Ottavio, congedandosi con l’ultimo posto che vale il ritorno in Serie C.

Terminata in pratica la carriera a livelli professionistici gioca ancora due anni in prima categoria coi dilettanti del Victor Favria.

Sofferente a causa di una malattia che da qualche tempo lo affliggeva, il covid gli ha assestato il più brutto tackle che un attaccante può subire. Se ne va oggi un ex rossazzurro che, seppur non fosse stilisticamente pregiato nel tocco di palla e nonostante sia stato sfortunato con la nostra maglia, ha lasciato comunque il suo ricordo nella memoria dei tifosi catanesi più anziani, affascinati dal suo strano cognome nonostante i pochi gol.

Picat Re

 

 

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.