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13 dicembre 1998: con le nostre maglie al “Celeste”

Sono trascorsi ventidue anni dal derby Peloro Messina-Catania 0-0, partita resa irripetibile dal famoso episodio delle maglie “prestate” dai tifosi rossazzurri alla squadra. Questo derby fatevelo raccontare da chi era presente sugli spalti…

“Che ne dite: andiamo a Messina?”, a parlare è Marco e si rivolge al sottoscritto, ad Alberto e a Dario, allegra brigata di giovani curvaioli del Cibali. Siamo alla vigilia del derby casalingo Catania-Trapani che precede di una settimana la sfida al Celeste contro la neonata società presieduta da Emanuele Aliotta. Marco ha un problema: “Se i miei scoprono che vado a Messina mi uccidono… ma ci dobbiamo andare per forza! Dirò loro che vado a fare una scampagnata. E invece saremo tutti al Celeste!”.

Catania-Trapani finisce solo 1-1, i ragazzi di Cucchi ogni tanto beccano una stecca, ma quel 1998/99 sembra l’anno buono per abbandonare la C/2. Il Catania resta al comando e a Messina si presenterà da capolista.

Compriamo i biglietti con largo anticipo grazie all’intercessione di uno dei tanti avvocati-tifosi che vanta “amicizie” col leggendario Pippo Tattaresu: 25.000 lire per un posto nella gradinata opposta alla tribuna coperta. Tiziana, la fidanzata di Marco a quell’epoca, offre la sua linea fissa di casa per permetterci di dialogare indisturbati: non abbiamo ancora un passaggio in auto e c’è da concordare al millimetro la faccenda della scampagnata per evitare di farsi scoprire dai genitori di Marco.

La nostra trasferta è a rischio. Peniamo fino a giovedì notte quando un infinito giro di telefonate scioglie i dubbi: si va! Sarà Sergio, vicino di casa di Marco, a condurci a Messina con la sua auto. C’è un’unica defezione: quella di Alberto, impossibilitato a spostarsi.

Una volta a Messina parcheggiamo in via Reggio, che nell’immaginario potrebbe essere una bella stradona e invece è una solitaria traversina. A piedi verso lo stadio: zitti, staccati l’uno dall’altro e con le sciarpe dentro i giubbotti. Si deve attraversare un lungo viale e poi girare a destra per una viuzza. Incredibile! Il viale si riempie di tifosi catanesi con bandiere al vento! C’è perfino chi entra nelle pasticcerie a caccia di dolci. E noi che volevamo fare i “timidi”!

L’ingresso per la gradinata è una porticina minuscola dove un finanziere fa accomodare tutti, senza staccare i regolari tagliandi esibiti da noi tifosi. È ancora presto, le 13:00, lo stadio è deserto. Io e Dario rimaniamo stupiti da un fatto: il Celeste visto dal vivo sembra piccolissimo. La gradinata destinata ai soli tifosi catanesi si può percorrere in un attimo. E inoltre trema vistosamente sollecitata anche solo da accennati saltelli ultrà.

Gli ultrà: arrivano ringhiosi alla spicciolata quelli rossazzurri delle curve Nord e Sud. Anche Messina vanta due curve ultrà, ma da una conversazione con un vecchio habitué delle trasferte apprendiamo questo: “La Nord del Celeste non tifa tanto; vedete? Hanno il bandierone “Fedelissimi ’73”, lo stanno provando. La vera curva casinista è la Sud. Là ci sono i Nocs, la GGR, è il cuore del tifo”.

E infatti la Sud si accende con un rombo assordante: sono gli effetti di uno stadio “concentrato”, senza pista. Ci guardiamo intorno e la nostra gradinata pullula di teste, sciarpe, bandiere rossazzurre. Spettacolo! Con Marco e Dario studiamo la fauna da trasferta, del tutto diversa da quella osservabile nelle gare casalinghe: un tizio in piedi sul parapetto della gradinata con nostra sorpresa arriva perfino a mostrare le terga ignude al pubblico di casa. Poco più avanti un ultracinquantenne con borsello viene osannato da alcuni ragazzi: è il signor Principato, una vera istituzione delle trasferte rossazzurre.

Che succede? Dal primo anello della gradinata risale una strana voce: “Servono magliette… il Catania le ha dimenticate in sede…”. Cioè? In pochi attimi c’è quasi un caos di versioni: “La partita non si gioca!”, “No! È il Messina che non vuol giocare!”, “No! Il pullman del Catania è tornato indietro di corsa per prendere le maglie… se torna in tempo si gioca, se non torna è sconfitta a tavolino”.

Vediamo attorno a noi ragazzi con maglie dello Scordia o del Paternò che prontamente se le sfilano passandole sotto. Altri tifosi hanno maglie del Catania ma di anni precedenti, con sponsor Tamoil, Oranfresh, Jolly Componibili. Anche loro se ne privano senza discutere, istintivamente. Sono cimeli, chi originali chi comprate alla fiera, ma servono alla squadra. Alla fine si conteranno 50 “donatori” pronti a sacrificare un oggetto sacro. E fortuna che quel dicembre ’98 è fra i più miti della storia della Sicilia orientale!

Messina-Catania 1998

Coreografie, la Curva Sud messinese non è propensa ai giri di parole: “Circo città di Catania esibizione di elefanti, conigli e pagliacci spettacolo continuato”. Noi ospiti rispondiamo con gli immancabili sfottò sulle varie denominazioni del Messina. Una bolgia data dagli 8530 paganti, con quasi 200 milioni di lire d’incasso. Una pacchia, se paragonata ai tempi odierni.

Ma ecco le squadre, la Peloro ostinatamente decisa a giocare con la maglia biancoscudata. Il Catania variopinto, Pietro Tarantino indossa un profetico “46”. La partita? Un tempo per parte: il primo più giallorosso con un palo colpito da Leo Criaco per gli uomini di Piero Ruisi. Ripresa con un Catania padrone del campo e capace di prendere due pali con Manca e Ripaldi nella stessa rocambolesca azione. 0-0 finale.

Messina-Catania 1998-99 tifosi etnei

Calano le ombre della sera e sullo sfondo sopra la tribuna coperta ho appena il tempo di guardare la nuda catena dei monti Peloritani, solitari e minacciosi. Marco mi tira il giacchetto: “Dai, andiamo verso la macchina! Carusi! Le sciarpe dentro i giubbotti, per favore!”. Che giornata!

 

Il tabellino

13 dicembre 1998, stadio “Giovanni Celeste” di Messina
Messina Peloro-Catania 0-0

Messina Peloro: Manitta, Milana (63°Beccaria), Marra, De Blasio, Sansone, Criaco, Pannitteri (59° Corona), Catalano, Torino, Romano, Riccardo. Allenatore: P. Ruisi.

Catania: Bifera, Cicchetti, Di Dio, Tarantino, Monaco, Del Giudice, Brutto, Marziano (78° Rossi), Manca (69° Passiatore), Ripaldi (84° Calà Campana), Lugnan. Allenatore: P. Cucchi.

Arbitro: Ciulli (Roma).

 

 

 

Cutelliano di "lungo corso" (7 anni), poi universitario a lettere moderne. Ha fatto radio quotidianamente dal 2005 al 2010 e poi a spicchi negli anni seguenti. Film calcistici del cuore: "L'arbitro" (2013) con Stefano Accorsi e "Il presidente del Borgorosso F.C.".