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Quando il sottoscritto e l’amico Roberto Quartarone abbiamo pensato di cimentarci nella titanica impresa di raccontare le vicende del calcio femminile all’ombra dell’Etna dagli esordi fino ai nostri giorni, sentivamo come un moto istintivo dell’animo. Volevamo trovare qualche spunto che, in un certo qual modo, facesse da trait d’union con il calcio maschile ben più quotato e ricco di tradizione nella nostra città.

Sono quattro donne, più o meno conosciute, più o meno dimenticate, ad aver emulato le gesta dei loro padri ben più noti nella storia del calcio catanese. Vi raccontiamo – in due puntate – le loro storie proponendovi il capitolo estratto (seppur in forma riassuntiva) dal nostro volume “Il cielo è rosa sopra il Cibali”.

 

Daniela Molon

Carlo e Daniela Molon

Del Real Etna, oltre a Pina Arculeo (di cui abbiamo parlato nella prima parte), fa parte anche Daniela Molon, figlia di Carlo, cugino proprio di Pina. Carlo Molon compie il suo esordio calcistico nel primo dopoguerra con la casacca della Virtus Catania ad appena 16 anni. Passa poi all’Acireale dove comincia a maturare esperienza, per poi rientrare a Catania nel 1947. Già a 19 anni forma insieme a Salvatore Mirabella una coppia di terzini formidabile, che porta il Catania al vertice del campionato di C. Il prosieguo di carriera lo vede tra le altre indossare le maglie di Enna e Gela.

L’esperienza calcistica della figlia Daniela è invece circoscritta alla Real Etnea insieme alla parente Pina; frattanto papà Carlo negli stessi anni allena per qualche periodo le atlete del Catania femminile seppur con risultati poco soddisfacenti.

Daniela in seguito lascia il calcio per l’atletica leggera, specialità il salto in lungo dove riesce ad affermarsi a livello nazionale. L’altra sua passione è il tennis che pratica attivamente fino al 1998.

Daniela perde la vita nel 1999 a 46 anni in seguito ad un aneurisma. Ogni tentativo dei medici di salvarla fu vano, e qui l’ultimo grande gesto di Daniela, generosa fino alla fine: i familiari decidono di donare gli organi ridando speranza ad altra gente. Tuttora quindi Daniela continua a vivere in altre persone; cionondimeno, la piccola comunità del comune di Sant’Agata Li Battiati ha deciso di onorare la sua memoria dedicandole il campo scuola sito in via Kennedy e un torneo di tennis che per un paio d’anni si è disputato a Catania.

 

Adriana Calvanese

Salvador e Adriana Calvanese

A chiudere questa carrellata di figlie d’arte, troviamo Adriana Calvanese, figlia di Todo, uno dei calciatori sudamericani tra i più forti sbarcati sotto l’Etna. Salvatore Calvanese inizia a giocare a pallone in patria con Ferro Carril Oeste e Atlanta. Trasferitosi in Italia nel Genoa, vivrà una stagione negativa, per poi passare subito al Catania. La piccola Adriana cresce nella cittadina etnea e qui muove i suoi primi passi:

«Ho cominciato a giocare nel cortile di casa in via Nuovalucello 3 rammenta Adriana quei teneri ricordi d’infanzia – mi sono avvicinata anche grazie a papà. Avevo 15 anni quando giocai nel Catania femminile ed ero ala destra; ho un bel ricordo di Andrea Mirabella, un gran mister. Ho giocato fino a quando siamo rimasti in Sicilia poi quando papà smise di allenare e ritornammo in Argentina ho smesso anch’io

 

In copertina, Maria Teresa Sardo in azione nel CCF Catania (foto sua).

Rileggi la prima parte

 

 

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.