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Il “Giacomo Matteotti” è un campetto di periferia che sorge tra Gravina di Catania e Sant’Agata li Battiati. La sua caratteristica principale è il fondo in terra battuta, in cui l’erba non è mai cresciuta, nemmeno fosse passato Attila con tutti gli Unni. La tribuna può ospitare qualche spettatore in più dei parenti e degli amici stretti dei calciatori che vanno in campo. Eppure, in pochi sanno che dal 1988 al 2002 quel terreno brullo e accidentato ha ospitato la Serie A di calcio femminile, l’Acf Gravina di Gianfranco Forza.

A 15 anni mi sono ritrovato lì, sulla tribunetta, portato dal mio compagno di banco Daniele che viveva un isolato più su. In campo correvano dietro al pallone 11 ragazze in maglia biancoverde e 11 in maglia rosanero, l’allenatrice della squadra di casa era l’ex capitana Daniela Pavone: era il primo derby di Sicilia in Serie A disputato al “Matteotti”, Gravina-Aquile Palermo, risolto dalla doppietta di Fabiana Colasuonno e dalla stoccata di Lina Marsico per il finale 3-2.

Non immaginavo che quella partita l’avrei ritrovata 20 anni dopo, sfogliando l’archivio di Gianfranco Forza. Il presidente-mecenate che ha retto le sorti della formazione siciliana con più stagioni nella massima serie femminile è stato meticoloso: ha conservato ogni foto, articolo, documento, coppa e vhs che parlassero della sua creatura. L’Acf Gravina era Forza e un’intera generazione del calcio femminile catanese si è identificata nella maglia biancoverde. Non solo: casa sua è anche delle sue calciatrici, che vi sono cresciute e sono diventate sorelle.

“Calcio femminile Gravina, la Stella del Sud” è il volume che ho scritto con Sergio Capizzi, già compagno d’avventura per “Il Cielo è rosa sopra il Cibali”, nato dopo una gestazione lunga un anno. In 326 pagine sono racchiuse 27 stagioni, 700 partite, 142 calciatrici, 22 allenatori, quasi 400 fotografie, con la preziosa prefazione del giornalista Maurizio Sesto Giordano che del Gravina seguì il periodo migliore. Il libro narra la piccola epopea di un gruppo di ragazze meridionali che erano una famiglia e rappresentavano il baluardo del Sud nel mondo nordista del pallone rosa. Gli allenatori che si sono succeduti hanno avuto sempre una rosa ristretta ma combattiva, che faceva del campo di casa una roccaforte e dell’affiatamento una necessità.

Gravina Calcio Femminile
La formazione del 1992-93. In copertina, invece, la partita tra le vecchie glorie disputata nel 1998.

 

Queste ragazze hanno infranto tabù e lottato contro l’indifferenza e un ambiente sportivo che le ha emarginate. Bisogna scavare per trovare notizie dei due scudetti Uisp di calcio a 5, sbiaditi anche nelle memorie delle protagoniste. Si deve pressare affinché riemergano degli aneddoti: l’alluvione del campo della Cromodora di Venaria Reale, il pareggio strappato in casa delle campionesse della Torres, gli arbitri poco imparziali, la Nazionale mai davvero interessata alle prodezze delle catanesi, le avversarie snob, il torneo in Polonia, l’illusione della salvezza in una partita vinta a Trento in 10, le goleade nelle serie minori, le infinite trasferte in treno e una serie di campionati eroici disputati in condizioni pessime…

Era una Serie A senza la tv nazionale, senza sponsor, senza soldi, ma con molto amore e sconfinata passione. Tanto basta per far sorgere la necessità di raccontare le gesta di quelle calciatrici che incarnano il senso di comunità e di socialità che dovrebbe essere il fondamento dello sport a tutti i livelli.

 

Calcio Femminile Gravina, la Stella del Sud
La copertina di “Calcio Femminile Gravina, la Stella del Sud”, il nuovo libro di Sergio Capizzi e Roberto Quartarone

 

 

 

Giornalista e insegnante d'inglese, è tra gli autori di "Tutto il Catania minuto per minuto" e varie pubblicazioni di calcio e basket.