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Dopo ben 33 anni il Catania sarà di nuovo ospite del Campobasso allo stadio di Selvapiana. Dell’ultimo match disputato in Molise nel 1988 e del suo feroce epilogo parleremo più sotto. In apertura di pezzo ci interessa focalizzare un dato raggelante: zero vittorie rossazzurre in Molise e appena tre palloni scaraventati dentro la porta dei “lupi” in 11 confronti. Ovvero, un gol ogni 330 minuti di gioco! Che a difendere la porta campobassana ci siano Paleari, Ciappi, Bianchi o Nunziata, per il Catania è come aver di fronte sempre Lev Jašin.

 

Campobasso-Catania: gli anni ’70

Domenica 11 settembre 1977 i rossazzurri affrontano la loro prima storica trasferta in Molise. È anche la prima giornata del campionato di C ’77/78. Arbitra Foschi di Forlì. Il Campobasso non vuole recitare la parte della vittima sacrificale dinnanzi al Catania di mister Matteucci, dunque i rossoblù vanno in vantaggio con Capogna al quarto d’ora. È l’anno di Damiano Morra che infatti poco dopo la mezzora realizza il punto dell’1-1 finale. Il centrocampista marchigiano non solo giocherà tutte e trentanove le sfide di campionato, ma andrà a segno 6 volte divenendo insieme ad Emilio Frigerio il vice-bomber rossazzurro alle spalle di Bortot.

L’uno aprile ’79 il club etneo condotto in panca da Adelmo Capelli avrebbe bisogno di sbancare Selvapiana per allontanare lo stesso Campobasso dalla lotta promozione. Ne fuoriesce uno 0-0 nervosissimo con Franco Paleari e Gigi Muraro protagonisti tra i rispettivi pali a mettere la museruola ai temutissimi Alivernini e Nemo sponda molisana, Morra e Labellarte su quella catanese orfana di Claudio Ciceri.

Un disastro totale la “capatina” della stagione successiva: il 4 novembre ’79 il Catania è imbattuto dopo le prime 5 partite di campionato. La truppa ramboniana, sobillata dal suo popolo, vuole onorare la festa delle Forze Armate con un ruspante successo esterno. Invece accade l’assurdo dopo soli 16 minuti di gara: protagonista in negativo il guardiapali siculo-orientale Antonio Dal Poggetto che si lascia scappare il centravanti (catanese di nascita!) Motta, lesto autore dell’1-2 rossoblù. Dopo il 2-0 Rambone lo sostituisce immediatamente con Roberto Sorrentino che fa così il suo esordio in rossazzurro e da quel momento solo in rarissime occasioni abbandonerà i pali nelle 5 stagioni a seguire. Ma è una classica “domenica maledetta di Serie C” per gli etnei. Inutile il gol di Marco Piga prima del riposo. Nella ripresa prima Alivernini (59°) e poi Nemo (82°) portano a 4 i palloni in fondo al sacco. In tribuna c’è chi sfotte pesantemente, si torna a casa con le ossa rotte e scatta l’allarme rosso sul fronte panchina: Rambone ha le ore contate.

 

Primi anni ’80: la grandeur campobassana

Anche il Molise vuole il suo posto al sole calcisticamente parlando. Serve “l’uomo della Provvidenza”. Quell’uomo è il facoltoso imprenditore Antonio Molinari che col direttore sportivo Piero Aggradi crea un miracolo sportivo tale da far sognare una regione intera per 5 lunghe stagioni. La promozione in Serie B del 1982, la vetta della cadetteria toccata nel 1983, la costruzione dello stadio Nuovo Romagnoli inaugurato con una storica vittoria in Coppa Italia contro la Juventus, questi sono alcuni dei più significativi traguardi toccati dal club molisano. A guidare sul campo i lupi verso la B c’è una vecchia conoscenza catanese: Guido Biondi, il “Rivera frentano”. Ciappi tra i pali, Anzivino e Scorrano terzini, Progna libero, Maestripieri in mediana e Nicola D’Ottavio (questo nome dice qualcosa?) in attacco: a Selvapiana si balla al ritmo di “Forza lupi rossoblù!” il fortunato inno musicale in dialetto cantato da Gino & Gina.

La città risulta dalle speciali classifiche degli anni ’80 una delle migliori del centro Italia come qualità della vita e si caratterizza come storico polo industriale della pasta. Ha dato i natali a personaggi celebri come Fred Bongusto e Aldo Biscardi. Dai microfoni di Radio Rai un giovane Riccardo Cucchi traduce in appassionata cronaca le gesta di Michele Scorrano e compagni.

Il 14 novembre 1982 avviene il primo storico confronto in Serie B tra le due rocciose squadre: 0-0, decima giornata, dirige Bianciardi di Siena. Di Marzio ha il problema del “10” e affida la pesante casacca al taciturno Mirco Paganelli. Negli ultimi 3 minuti i due tecnici tentano la mossa da scacco matto: Primo Maragliulo entra tra i lupi, Barozzi tra gli elefanti. Bianciardi non ci casca e dunque niente rigore rossazzurro per il riccioluto panchinaro catanese.

 

Seguono due sfide estive di Coppa Italia nei gironi eliminatori. La prima il 4 settembre ’83: un inutile 1-1 chiude il calvario di un gironcino di Coppa umiliante per gli etnei nonostante i galloni di neopromossi in A. Al gol di Maragliulo su rigore per i rossoblù al 63° risponde 4 minuti dopo Ciro Bilardi. Il Catania raccoglie un imbarazzante ultimo posto nel girone e quello di Bilardi è anche il terzo e ultimo gol in terra molisana del Catania.

 

Va ancora peggio il 22 agosto ’84, sempre Coppa Italia ma stavolta prima giornata. Due a zero per l’undici allenato da Bruno Mazzia che peraltro si qualifica agli ottavi. Goretti nel primo tempo e Tacchi su rigore nella ripresa bastonano un Catania con appena 4 titolari in campo e tanti ragazzini.

In campionato non va meglio in quella B ’84/85: a 4 giornate dalla fine, il 19 maggio ’85, le due squadre sono inguaiate da far paura. Il solito Marco Maestripieri sfonda poco dopo la mezzora, 1-0 che non cambia più. Il Catania di Renna, con 31 punti, ha davanti a sé un calendario da far tremare le vene ai polsi col baratro della C ad un passo.

Sono anni opachi per i due club in costante lotta per la salvezza: lo 0-0 datato 20 ottobre ’85 testimonia un inizio rossazzurro di campionato in perfetta media inglese, “7 punti in 7 gare” parafrasando una coeva commedia cinematografica di Carlo Verdone.

Tutt’altro clima il 18 aprile ’87, sempre in cadetteria. Si celebra il 29° turno, i rossazzurri provengono da uno sconfortante 1-2 casalingo contro il LaneRossi Vicenza. In generale, i numeri del girone di ritorno sono pessimi (appena 2 vittorie nelle prime 9 giornate). Pure a Campobasso hanno problemi: l’infausta èra in panchina dello svedese Tord Grip (definito l’erede o perfino contemporaneamente l’ispiratore di Liedholm ed Eriksson!) è finita lasciando campo al più esperto Gianpietro Vitali. La risalita dei lupi è notevole e meriterebbe più dei 5000 aficionados del “Romagnoli” assiepati in una chiara domenica di sole. Dopo appena 20′ Frigerio di Milano spedisce Marco De Simone a fare la doccia. Catania in 10. Rambone sacrifica Braglia per Garzieri. Che disastro! Al 23° punizione vincente di Perrone, seguito a ruota 6 minuti dopo da Franco Baldini (il futuro d.s. toscano di Roma e Real Madrid). Sotto di due gol e di un uomo, il Catania affoga già al 51° con il 3-0 siglato da Paolo Mollica, neanche ventenne centravanti cresciuto nel sorprendente vivaio campobassano. Quel “vivaio” che invece, sponda etnea, fatica a sfornare forze fresche indispensabili ad un asfittico e boccheggiante Catania. Finisce 4-0 perché Carlo Perrone (solo omonimo del compianto campione rossazzurro degli anni ’40) fa doppietta. Una tragica trasferta culminata con il grottesco esonero di Gennaro Rambone di cui parleremo in un prossimo pezzo apposito.

 

Gli anni della C1 a fine anni ’80

Retrocesse entrambe in C1, Campobasso e Catania provano a rialzarsi. Molinari e Massimino sono due capipopolo in netta crisi con le rispettive tifoserie. Per il torneo 1987/88 dalle parti di Selvapiana ci si affida ad una squadra costosa e guidata in panchina da Mario Russo mentre in piazza Spedini sgambetta un undici “di prospettiva” ma poco adatto agli scafati palati del tifo catanese.

Il 18 ottobre ’87, 5° turno, i rossazzurri di Osvaldo Jaconi lottano con tanti giovani in campo opposti ad un Campobasso determinato. Il più esperto club di casa, grazie ad una marcatura di Della Pietra ad inizio secondo tempo, ha la meglio per 1-0. La terza sconfitta nelle prime 5 gare certifica l’imbarazzo dell’ambiente rossazzurro che, incitato dalla stampa, nel volgere di poche settimane chiede la testa prima di Massimino e poi di Jaconi. Senza che ciò sia risolutivo, peraltro.

E veniamo all’epilogo della storia di questo confronto. Il caso vuole che si giochi ancora ad ottobre, il 23 ottobre 1988, settima giornata di campionato. Mentre a Catania prosegue una certa luna di miele con la nuova presidenza Attaguile, a Campobasso sono ai ferri corti con Molinari. Ieri osannato come artifex maximus del miracolo, oggi osteggiato perché “i lupi rossoblù” vivacchiano in terza serie costretti a schierare troppi baby in rosa. I rossazzurri sono in serie utile da tre turni: 5 punti sonanti, al Cibali sono caduti Vis Pesaro e Torres con in mezzo il pari a Francavilla a Mare; 7 punti in saccoccia, alta classifica e in città si sogna l’aggancio alla vetta già per il derby col Giarre. Nicola D’Ottavio è carichissimo: per lui, della provincia di Isernia, è un doppio derby in quanto molisano ed ex degli anni d’oro.
Il giorno della partita gli spalti del “Romagnoli” sono quasi vuoti: il Commando Ultrà Campobasso 1981, gli Smocked Heads e gli altri gruppi organizzati del tifo rossoblù sono in ritirata. Una delle due curve è divenuta una succursale del “Cibali” perché i catanesi sono tanti. Ne nasce una partita a senso unico: il Catania domina e spreca una mole imbarazzante di occasioni da rete. Ma non sblocca il risultato. Lo 0-0 è poca casa per la compagine isolana. Nemmeno il più pessimista dei tifosi etnei può però immaginare l’amaro epilogo: a due minuti dalla fine è Roberto Mandressi a portare il Campobasso in vantaggio tra lo stupore generale. Proprio lui, il “Rensenbrink della Brianza” come lo aveva soprannominato nientemeno che Nils Liedholm. Ex anche lui date le 7 segnature in una settantina di presenze spalmate su tre stagioni tutt’altro che idilliache all’ombra dell’Etna. Perde il Catania e perde la testa D’Ottavio (nervosissimo) espulso dall’arbitro Girotti per aver sollevato brutalmente per i capelli un avversario steso a terra forse a perdere un po’ di tempo. La beffa finale è nella classifica che vede i molisani scavalcare il Catania. Peggio di così, quella maledetta domenica, non poteva andare.

Roberto Mandressi Catania
Roberto Mandressi, ex di turno, è il marcatore molisano dell’ultima sfida a Campobasso

 

Campobasso-Catania: tutti i precedenti

1977-78: Campobasso-Catania 1-1 (Serie C)
1978-79: Campobasso-Catania 0-0 (Serie C1)
1979-80: Campobasso-Catania 4-1 (Serie C1)
1982-83: Campobasso-Catania 0-0 (Serie B)
1983-84: Campobasso-Catania 1-1 (Coppa Italia)
1984-85: Campobasso-Catania 2-0 (Coppa Italia)
1984-85: Campobasso-Catania 1-0 (Serie B)
1985-86: Campobasso-Catania 0-0 (Serie B)
1986-87: Campobasso-Catania 4-0 (Serie B)
1987-88: Campobasso-Catania 1-0 (Serie C1)
1988-89: Campobasso-Catania 1-0 (Serie C1)

Vittorie Campobasso: 6 | Pareggi: 5 | Vittorie Catania: 0
Reti Campobasso: 15 | Reti Catania: 3

Nella foto in alto, pubblicata da Peppe Benenato sul gruppo Facebook “Amarcord C.C Catania“, i tifosi rossazzurri nel 1987/88.

 

 

Cutelliano di "lungo corso" (7 anni), poi universitario a lettere moderne. Ha fatto radio quotidianamente dal 2005 al 2010 e poi a spicchi negli anni seguenti. Film calcistici del cuore: "L'arbitro" (2013) con Stefano Accorsi e "Il presidente del Borgorosso F.C.".